La Gelosia

Come geloso, io soffro quattro volte: perchè sono geloso, perchè mi rimprovero d’esserlo, perchè temo che la mia gelosia finisca con il ferire l’altro, perchè mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri.”

R. Barthes

La gelosia è uno stato emotivo causato dalla paura, reale o irreale, di perdere chi si ama, nel momento in cui l’amato interagisce con terze persone. Spesso si parla di gelosia riferendosi ai rapporti di coppia, ma questo stato emotivo può caratterizzare diversi tipi di relazioni affettive, come quelle amicali e familiari. Esiste anche una forma di gelosia nei confronti degli oggetti, definibile gelosia materiale, tipica e fisiologica nei bambini molto piccoli, ma presente anche in altre fasce di età, che prevede una brama di esclusività nei confronti di ciò che si possiede.

Nelle relazioni sentimentali la gelosia può trovare facilmente un terreno fertile. Ma quando è sana e quando diventa patologica? La gelosia sana è che quella che si prova davanti ad una minaccia reale alla propria relazione affettiva e che si traduce in sensazioni, emozioni, pensieri e comportamenti accettabili. Pensiamo ad una relazione sentimentale nata da poco in cui uno dei due partner continua a frequentare ancora l’ex compagno/a, o a quando si sente o vede il proprio partner fare un “complimento di troppo”o avere atteggiamenti intimi con un’altra/o. È naturale provare fastidio in simili situazioni, ed è naturale anzi auspicabile che il fastidio venga esternato e sia fonte di dialogo e confronto all’interno della coppia.

La gelosia patologica, nota anche come Sindrome di Otello, si manifesta invece senza la presenza di un valido motivo. Il geloso patologico vede la realtà distorta e deformata a causa dei suoi pensieri irrazionali/disfunzionali, si accanisce su particolari non degni di rilievo: “ho visto che sorridevi alla tua collaboratrice mentre le parlavi di lavoro, non devi fare il cretino con le altre” “non devi guardare le altre/gli altri quando sei in giro”, in questi casi a nulla valgono le spiegazioni/giustificazioni che il partner cerca di fornire, il compagno geloso difficilmente cambierà il suo punto di vista. Il geloso patologico può arrivare a compiere gesti estremi in preda al suo delirio fino ad uccidere il proprio partner per poi togliersi la vita (da qui il nome sindrome di Otello).

Uno studio del 2016 ha messo in evidenza che la gelosia patologica si presenta in egual misura in entrambi i sessi, con una maggiore prevalenza nei soggetti anziani. Precedentemente alle prime manifestazioni di gelosia si sono riscontrati: problemi neurologici, problemi legati all’uso di droghe e problemi psicologici, in molti casi preceduti da problemi di scarsa autostima e dipendenza eccessiva da un partner romantico. La gelosia patologica sarebbe innescata dalla lettura alterata del comportamento del partner e mantenuta dagli iniziali, ma illusori benefici che questa apporta alla relazione. Molto spesso il partner che viene investito dalla gelosia, soprattutto in fase iniziale, va estremamente fiero del comportamento adottato dal proprio/a compagno/a. Sebbene a lungo termine la gelosia mini il rapporto di coppia e la salute psichica sia del geloso sia del partner.

Quali sono i campanelli di allarme che ci aiutano a capire quando la gelosia mostrata dal proprio partner inizia ad essere malata? Quando inizia ad avere un atteggiamento controllante: molte telefonate, molti messaggi per sapere dove e con chi si è, quando  pretende di avere accesso al proprio cellulare e controlla chat, mail, telefonate, fotografie, quando si subiscono scenate per avere intrattenuto conversazioni con persone di sesso opposto o accuse infondate di aver flirtato o provocato sessualmente una persona, quando vengono imposti divieti relativi a frequentare i propri amici in sua assenza.

La gelosia patologica può essere curata. La psicoterapia cognitivo-comportamentale, attraverso un lavoro che preveda in primis una ristrutturazione dei pensieri distorti, affiancato da un lavoro sull’autostima, può affrontare e mutare questo stato emotivo disfunzionale.

Bibliografia:

Galimberti, U. (1999). Psicologia. Torino, Garzanti.

Seeman N.V. (2016). Pathological Jealousy: An Interactive Condition Psychiatry, 79:4, 379-388, DOI: 10.1080/00332747.2016.1175838

 

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